Editoriale

Si vota…che sarà?


Come del resto era inevitabile, abbiamo deciso di dedicare le nostre odierne riflessioni all’andamento della campagna elettorale che porterà al voto del prossimo 13 e 14 aprile. Elezioni politiche di grande importanza, oltre allo specifico rinnovo di una serie di Enti locali, alcuni di straordinario significato, come appunto il Campidoglio, la Provincia di Roma, peraltro, senza dimenticare il voto che sanzionerà un nuovo Presidente e una nuova Assemblea della Regione Siciliana. Del resto il risultato siciliano avrà una forte rilevanza, soprattutto se si considera che siamo al dopo Totò Cuffaro e alle turbolenze, tutt’altro che nobili, che hanno coinvolto l’ex Governatore. Sarà, infatti, molto significativo, per il futuro della Sicilia e non solo, al di là di chi vincerà le elezioni, cercare di capire quanto sia divenuta consistente la volontà di riscatto dei siciliani dal cancro distruttivo della mafia.
La campagna elettorale intanto ha assunto sempre più i toni barricadieri della contrapposizione. Ogni giorno che passa sembra che vengano gradualmente abbandonati i toni del confronto serrato, ma civile e costruttivo delle prime battute. Forse sarà il timore di perdere, certo è che la corsa è divenuta vieppiù affannosa. Il giro di boa è stato solcato e la perdita di lucidità cresce progressivamente. Sapete come in certe gare, quando il ritmo si fa approssimato, arriva meno ossigeno al cervello e la stanchezza prende il sopravvento!
Guardare a questa campagna elettorale, per tutta una serie di similitudini che vedremo di dimostrare nel corso di questo nostro ragionamento, ci appare sempre di più come la più classica delle corse di resistenza: la maratona. Ricordando due personaggi di questo sport straordinario, vediamo di dimostrare quanto il nostro paragone sia estremamente fondato.
Si chiamava Fidippide, il soldato inviato ad Atene, dalla baia di Maratona, per comunicare l’avvenuta e inaspettata vittoria sui persiani. Ma, dopo quella corsa straziante, purtroppo, riuscì solo a dare l’annuncio dell’avvenuto trionfo, per cadere subito dopo a terra, morto dalla fatica. Aveva percorso i fatidici 42,195 km, il futuro tracciato della classica maratona.
Una situazione simile, moltissimi secoli dopo, fortunatamente senza lasciarci la vita, alle Olimpiadi di Londra del 1908, l’emiliano Dorando Petri, dopo una gara condotta sempre in testa, arriva primo al traguardo. Negli ultimi metri, però, le sue condizioni fisiche sono tragiche, non riesce a reggersi sulle gambe, allora alcuni giudici lo sollevano e lo sostengono nel colmare quella brevissima insignificante distanza. Tuttavia, a causa di quell’aiuto verrà squalificato e perse la medaglia d’oro. L’atleta italiano, in ogni caso, un risultato riuscì ad ottenerlo, partecipò in seguito a decine di meeting in tutto il mondo che lo resero ricco. In buona sostanza, era riuscito ad ottenere un certo benessere perché, come lo ricordano ancora in molti, era diventato “famoso per non avere vinto”.
Uscendo dalla trasposizione storico agonistica per tornare ai giorni nostri e alle prossime elezioni, possiamo osservare come il paragone ci stia tutto. Nella più classica delle corse partecipano, infatti, migliaia e migliaia di atleti, dai più riconosciuti e professionali a coloro che indossano scarpette e calzoncini solo la domenica per andare a correre nel giardino vicino casa. Tutto quanto premesso, fatte le dovute proporzioni, ai nastri di partenza, i contrassegni depositati presso il Viminale sono intorno ai 177, i candidati premier, salvo errore, superano i 12.
C’è di tutto e di più, si va dal Partito Donne d’Europa al Partito Cristiano Esteso, dal Movimento Nazionale per il Delfino agli Impotenti Esistenziali, dalle tante liste legate ad un singolo personaggio a quelle tipicamente localistiche. Una tra le tante rappresenta il massimo della provocazione ed è una sorta di lista civica nazionale la quale, nel mezzo del suo cerchietto a sfondo viola intenso, racchiude il seguente messaggio “Io Non Voto”.
Se la questione non si riferisse ad un tema tanto serio, come appunto sono le elezioni, potremmo anche essere portati a riderci sopra e, magari, anche ad apprezzare l’inesauribile fantasia di tanti nostri connazionali. Se il problema non richiedesse tanta ponderatezza e riflessività potremmo comportarci come nella Maratona di New York, quando indipendentemente dalla posizione raggiunta nella classifica finale, a coloro che hanno gareggiato viene comunque donata una “t-shirt” che attesta l’avvenuta partecipazione. Nella fattispecie, invece, come avviene in certe simpatiche sagre paesane, dove talvolta vengono aggiudicati i premi più strani e inconsueti, dovremmo prevedere l’assegnazione della statuetta del “cretinetto di piombo”.
Ma, la storia non finisce qui, perché alcuni di costoro, cioè quelli dei calzoncini corti e delle scarpette da trading domenicali, senza alcun pudore, rivendicano pure, con una certa agitazione, la cosiddetta “par condicio” televisiva. Di queste manifestazioni da avanspettacolo ne abbiamo avuti alcuni burattineschi esempi in un paio di puntate di “Porta a Porta”. Cosa possiamo dire d’altro? Tutto ciò, a nostro modestissimo parere, non fa che rappresentare una cattiva interpretazione del reale significato della democrazia!
A questo punto, invece, è il caso di tornare ad esaminare cosa accadde in testa alla corsa. Come ricordavamo, la nostra impressione è che sta emergendo un certo affaticamento. Le previsioni degli esperti ci dicono che forse, chiunque vinca, si potrebbero determinare le conseguenze alle quali si giunse per l’eccessiva spossatezza di Fidippide o al riconoscimento morale di Dorando Petri, rimasto però famoso, rammentate, solo per non aver vinto. Tradotto in politica: cosa potrà succedere, in conseguenza dell’attuale, perverso e porcelloso sistema elettorale, nella composizione dell’aula di Palazzo Madama? I premi di maggioranza regionali, per come vanno a comporsi, nella formazione del Senato della Repubblica potrebbero vanificare quella che non rimarrebbe altro che una vittoria morale, la quale però, nel concreto, non consentirebbe di governare.
Come è facile notare la pesante ombra dei due storici maratoneti appare sempre più incombente! Si vince senza tuttavia raggiungere la vittoria. E’ questa, peraltro, una strana gara, dove per l’assegnazione dell’alloro potrebbe essere determinante la volontà di coloro che si saranno venuti a trovare al terzo, al quarto, se non addirittura al quinto posto della classifica finale.
Quanto è accaduto al Governo Prodi è li, dietro l’angolo, pronto incautamente a riproporsi!
C’è qualcuno che se la sente di negare che, in più di qualche regione, siamo in presenza di una situazione completamente aperta, laddove il risultato è spalancato indifferentemente alla vittoria di uno dei due schieramenti che si prevedono più corposi? Basti pensare al Lazio, alla Liguria, alla Calabria, alla Sardegna, alla Campania e così via dicendo per alcune altre realtà. In una delle regioni appena ricordate, si potrebbero determinare riscontri finali, per il Senato, notevolmente e significativamente differenti, tali da alterare quanto fosse avvenuto per la Camera.
Da questa analisi, tuttavia, diviene oltremodo importante non dimenticare, nè tanto meno sottovalutare, quale risposta riusciranno ad ottenere le formazioni meno grandi. Laddove, infatti, in alcune regioni, Sinistra Arcobaleno, UDC o la Destra riuscissero a raggiungere la soglia del fatidico 8%, i seggi guadagnati si conseguirebbero a scapito della coalizione maggiore risultata minoritaria. Ai fini del nostro ragionamento proponiamo tre esempi: la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Lazio. Ragioniamo, quindi, tenendo conto di riscontri oggettivi: nel primo caso, dando per scontata la vittoria del Partito del Popolo della Libertà, se la Sinistra Arcobaleno o l’UDC ottenesse l’agognata percentuale, priverebbe il Partito Democratico almeno di due seggi. Analoga situazione, considerata in maniera speculare al contrario, potrebbe accadere nella rossa Emilia, in questo caso a svantaggio del PdL. In situazioni invece ancora non definibili, come appunto il Lazio, l’eventuale 8%, questa volta magari guadagnato da “La Destra” di Francesco Storace, andrebbe a comprimere la consistenza della formazione non vittoriosa. Va tenuto conto, tuttavia, che il riscontro fin qui proposto ha preso in esame situazioni dove a raggiungere la percentuale necessaria fosse una sola delle liste cosiddette minori. Crediamo facile immaginare, infatti, quale ulteriore scomposizione si verrebbe a determinare se in qualche Regione, ad arrivare alla soglia d’ingresso, avendo quindi diritto all’assegnazione dei seggi da attribuire alla minoranza, fossero più di due formazioni politiche! Come ben si può notare la disputa aperta sul cosiddetto voto utile assume una valenza e un significato tutto squisitamente politico.
Le riflessioni fin qui proposte, inoltre, la dicono lunga, così come abbiamo più volte sottolineato in questi anni, sulla necessità di cancellare con estrema urgenza l’attuale legge elettorale, per definirne una nuova che, questa volta, reinserisca la preferenza in termini inequivocabili da parte degli elettori, riconsegnando, quindi, pezzi di sostanziale democrazia nelle mani dei cittadini.
Sulle questioni più direttamente romane vogliamo proporre una solo rilievo che contestualmente vuole anche essere un auspicio: ci auguriamo che le semplificazioni proposte a livello nazionale e, al contrario, riprodotte in sede locale, non costituiscano un serio impedimento nel governare la nostra città e la nostra provincia facendo vincere la politica dei no.
Come avranno potuto notare gli amici che hanno avuto la bontà di leggerci fin qui, la situazione in atto costringe a disquisire intorno ad aspetti che potrebbero apparire il solo frutto di un mero tecnicismo elettorale. In realtà queste vicende, se non adeguatamente risolte, rischiano di rappresentare anche nell’immediato futuro il reale impedimento nel poter affrontare le grandi e irrisolte questioni che pesano nella realtà del nostro Paese. Sarebbe ora che ci si rendesse conto di cosa sono preoccupati e non poco gli italiani e cioè, in primo luogo, dal carovita e poi dal non lavoro o da quello precario e poi dalla malasanità, dalla casa e dall’ambiente e chissà anche dalla vicenda Alitalia e dalla mozzarella campana. Forse in una unica espressione, gli italiani sono esasperanti dall’assenza della speranza. Alla politica tutta la forza di trovare una risposta.



Ivano Selli




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